Neurochirurgo

23 giugno 2018

Possibilità di trattamento per chi soffre di Morbo di Parkinson

Cura farmacologica, stimolazione cerebrale profonda e intervento Gamma Knife: tutti i trattamenti previsti in caso di Morbo di Parkinson

Cos’è il Morbo di Parkinson
Il morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa ad evoluzione lenta ma progressiva, che coinvolge equilibrio e movimenti. Si può manifestare in entrambi i sessi, più frequentemente a partire dai 60 anni e colpisce circa 1-2% della popolazione. Si sviluppa a causa di un calo di produzione della dopamina, un neurotrasmettitore prodotto all'interno del cervello. 
I sintomi principali di questa patologia sono di carattere motorio:
•    Tremore a riposo: si manifesta con circa 5/6 oscillazioni al secondo, ben visibili quando il paziente cammina o è fermo. Interessa spesso le mani, ma può colpire anche piedi o mandibola.
•    Rigidità: in molti casi è il primo sintomo del morbo di Parkinson e consiste nell’aumento del tono dei muscoli. Si manifesta nel collo, negli arti o nel tronco.
•    Lentezza dei movimenti: può manifestarsi come rallentamento dell’esecuzione dei movimenti (bradicinesia) o difficoltà ad iniziare i movimenti (acinesia). A sua volta causa aumento della salivazione (scialorrea) e riduzione della grafia (micrografia).
•    Disturbo dell’equilibrio: è un sintomo che si presenta in fasi avanzate della malattia e consiste nella riduzione dei riflessi del raddrizzamento; chi ne soffre fatica a correggere in autonomia eventuali squilibri.


Tra i sintomi non motori del Morbo di Parkinson i principali sono: 
•    Disturbi urinari
•    Disfunzioni sessuali
•    Ipotensione
•    Disturbi dell’olfatto
•    Sudorazione e problemi cutanei
•    Disturbi del sonno
Questa malattia può interessare infine anche la sfera psicosomatica dei pazienti, generando apatia, depressione, deficit cognitivi e disturbi ossessivo compulsivi.

 

Qual è il trattamento previsto?
Come per altri disordini del movimento, anche per il trattamento del Morbo di Parkinson esiste una cura farmacologica, ma si tratta di una terapia non risolutiva. La terapia medica, che può avvalersi anche di una combinazione di farmaci, è spesso efficace per molti anni; nel tempo tende però a non mantenere il risultato.
In casi selezionati il neurochirurgo può decidere di eseguire la stimolazione cerebrale profonda (DBS): viene inserito nel cervello del paziente un elettrodo collegato ad un elettrostimolatore posto sul torace o sull’addome, che invia impulsi elettrici in grado di attenuare i sintomi della malattia. La DBS, essendo un trattamento invasivo, non è mai indicata come prima cura; l’indicazione all’intervento viene posta solo in una parte di pazienti quando la terapia con farmaci, di solito dopo molti anni, diventa inefficace o gravata da molti effetti collaterali. I pazienti che traggono maggior beneficio dalla DBS non sono molto anziani, non sono gravati da deficit cognitivi e presentano come sintomi preponderanti della malattia i disturbi motori (rigidità e tremore).
Un’ultima possibilità di trattamento, in casi molto selezionati in cui i pazienti candidabili alla DBS presentino controindicazioni assolute alla chirurgia, è rappresentata dalla Gamma Knife, una forma di radiochirurgia stereotassica che consente di intervenire su un’area molto precisa del cervello in modalità assolutamente mini-invasiva (senza eseguire operazioni chirurgiche e senza danneggiare le aree cerebrali circostanti l’area coinvolta) attraverso l’emissione di raggi gamma. 
L’Unità Semplice di Neurochirurgia Funzionale e Gamma Knife di Fondazione Poliambulanza, diretta dal Dr. Alberto Franzin, è stata la prima in Italia a dotarsi del modello Icon, che consente in alcuni casi di utilizzare come sistema di fissaggio una maschera termoplastica invece di un casco stereotassico. Con questa modalità vengono ulteriormente ridotti i fastidi per il paziente legati all’intervento. Qui tutte le fasi del trattamento gamma knife